Pagine

domenica 16 novembre 2014

FRANCIA, ROM ESPULSI E RIMPATRIATI: "SONO TROPPO DIVERSI E RUBANO"


PARIGI - La Francia dice 'Stop' ai campi nomadi sul proprio territorio nazionale: l'annuncio viene direttamente dal ministro dell'Interno francesce Manuel Valls.
''Gli accampamenti illegali in Francia verranno smantellati e gli zingari romeni e bulgari verranno espulsi nei loro paesi d’origine. Hanno la vocazione di tornare in Romania o in Bulgaria'', commenta il ministro durante un'intervista alla radio francese ‘France Inter’ -Queste popolazioni hanno uno stile di vita estremamente diverso dal nostro: l’unica soluzione è la loro espulsione.  Il Ministro Valls ha ordinato, nel mese scorso, lo smantellamento del campo nomadi di Lille, nella Francia del nord: si trattava di uno dei più grandi campi nomadi illegali di Francia.

NUBIFRAGIO A NAPOLI: PAZZESCO VIDEO DI QUANTO ACCADUTO, STRADE COME FIUMI IN PIENA!!

Nubifragio su Napoli nella serata di ieri, Sabato 15 Novembre 2014: disagi e strade come fiumi in piena, il filmato dell’evento

Nubifragio Napoli: strade come fiumi, il video – 16/11/2014 - Nel corso della serata di ieri, Sabato 15 Novembre 2014, e della nottata di oggi, un violento temporale ha colpito la Campania, in particolare la città di Napoli, Pozzuoli e parte della Penisola Sorrentina. Il tempo è rapidamente migliorato immediatamente dopo al forte temporale suNapoli e dintorni, anche se i disagi sono perdurati per tutta la notte. In alcune zone di Napoli ed aree limitrofe sono stati superati i 40 millimetri di accumulo in poco più di un’ora. con disagi, traffico in tilt, allagamenti di strade, garage e scantinati.

Scontro tra due auto,6 morti in Calabria


  E' di sei morti il bilancio di uno scontro frontale tra due automobili avvenuto sulla strada statale Jonio-Tirreno, nei pressi di Cinquefrondi. Una Yaris ed una mini cooper, per cause ancora in corso di accertamento, si sono scontrate su un viadotto della statale. La mini cooper è rimasta sulla carreggiata mentre la Yaris è caduto in un burrone profondo una quarantina di metri.
   

L'invasione degli immigrati ci costa 55 milioni al mese


Quasi due milioni di euro al giorno. Poco più di 55 milioni al mese. Oltre 660 milioni all'anno. Benvenuti nel bilancio preventivo dell'esodo degli immigrati in Italia.

Sono numeri da capogiro quelli che, in nome della tanto decantata accoglienza, sborsiamo per il mantenimento dei 61.238 stranieri che, a oggi, sono ospitati dalle strutture messe a disposizione dal nostro Paese. Numeri tenuti al ribasso, ma che nella realtà lievitano vertiginosamente.
Perché se è vero che il Viminale stanzia 30 euro al giorno per dare vitto e alloggio a ogni straniero, è pur vero che molto spesso la cifra è più alta. «Fino al 31 agosto scorso abbiamo avuto una convenzione con un'associazione di Ragusa, quindi con il ministero dell'Interno, che ci rimborsava 80 euro pro capite a immigrato per tutta la gestione del centro. Dal primo settembre, invece, la Prefettura ci ha fatto la proposta di rimborsarci soltanto 35 euro», tuonava nel settembre scorso Luigi Ammatuna, sindaco di Pozzallo, uno dei comuni più «colpiti» dall'emergenza immigrazione. «Già abbiamo avuto cali in fatto di immagine e di presenze turistiche - spiegava il primo cittadino - non possiamo mettere soldi che non abbiamo e che sarebbero debiti fuori bilancio».
Come aveva svelato Ammatuna, ogni extracomunitario ospitato dall'hotel Italia arrivava anche a costare 80 euro al giorno. Cifra che fa indignare se paragonata agli «altri» 80 euro, il bonus tanto sbandierato da Renzi. Solo che agli italiani toccano una volta al mese. I soldi spesi nel centro di prima accoglienza di Pozzallo coprono i pasti, la scheda telefonica e un kit che contiene un paio di tute, alcune magliette, il ricambio di mutande, lo spazzolino e il dentifricio, il bagnoschiuma e l'asciugamano. Si capisce, quindi, come siamo ben lontani dalla media dei 30 euro al giorno su cui abbiamo calcolato i 660 milioni di euro sborsati in un anno.
Nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo, per fare un altro esempio, ci sono quasi 4mila persone che attendono che venga evasa la richiesta. Un'attesa che, però, può durare anche più di un anno e che costa al giorno circa 34 euro a persona.
I dati del Viminale, aggiornati al 31 ottobre 2014, parlano 61.238 immigrati attualmente presenti sul territorio italiano. Nello specifico, 32.335 sono ospitati in strutture temporanee, altri 10.206 vivono nei Centri governativi per richiedenti asilo, 18.697 occupano invece gli spazi dedicati ai rifugiati (Sprar).
Sin dall'inizio della fallimentare operazione Mare Nostrum, il Viminale ha diviso gli immigrati regione per regione, con evidenti disparità. La Sicilia è quella che ne ospita di più: ben 14mila. Seguono il Lazio (quasi 8mila), la Puglia (quasi 6mila) e la Lombardia (quasi 5mila).
Ma quello che fa più impressione è l'impennata impressionante che, da gennaio a ottobre si è registrata. Se all'inizio dell'anno, gli extracomunitari erano circa 17mila, nel giro di soli nove mesi le presenze nei centri di prima accoglienza sono quasi quadruplicate arrivando così a quota 61mila. Secondo un recente report dell'Eurostat, infatti, l'Italia è sicuramente il Paese più «accogliente» di tutto il Vecchio Continente. Nel 2013 Roma ha respinto il 36% delle richieste di asilo presentate, mentre Berlino ne ha bocciate il 74%, Parigi l'83% e Londra l'82%.
Lascia, poi, l'amaro in bocca vedere che, mentre vengono spesi 660 milioni per mantenere gli immigrati, il governo taglia quasi la stessa cifra al ministero della Difesa e circa la metà al comparto sicurezza.
Sta prendendo una piega catastrofica l’alluvione che da stamattina sta interessando la Liguria e in modo particolare la provincia di Genova. La città è devastata: a Sestri, nella zona occidentale, sono già caduti 265mm di pioggia e continua a diluviare. Sempre nel ponente, 216mm ad Arenzano, oltre ai 210mm di Savona, 170mm di Loano e 140mm di Imperia. In centro a Genova, 200mm ad Erzelli, 175mm a Prà, 130mm a Marassi, 110mm a Quezzi, Molassana e Oregina. La pioggia continua a cadere senza sosta con tuoni e fulmini, e una temperatura tra +13 e +14°C. Gli accumuli pluviometrici dell’entroterra sono impressionanti, con 360mm a Masone San Pietro e 340mm a Mignanego.
Il vento di scirocco soffia a 90km/h con violente mareggiate che compromettono il flusso dei fiumi in mare alle foci. Il Polcevera è esondato come mai accaduto prima nella sua storia, anche il Fereggiano e il Bisagno stanno salendo in modo molto minaccioso nel centro della città. Tantissimi altri “Rii” minori sono usciti dai loro argini provocando esondazioni. Ci sono tanti dispersi: a Serra Riccò un’auto è finita nel torrente Riasso in piena. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che stanno cercando di avvicinarsi alla vettura per verificare se al suo interno si trovassero o meno delle persone. Un’altra persona risulta dispersa dopo che la sua auto e’ stata travolta da un torrente a Mignanego: a dare l’allarme è stata una donna che si trovava nell’auto ed è riuscita a mettersi in salvo. Sul posto sono intervenuti i sommozzatori dei vigili del fuoco per le ricerche. Tante le situazioni di criticità in tutto il territorio comunale e provinciale. Sui social network si susseguono le voci di alcune vittime accertate, ma al momento non c’è in tal senso alcuna conferma ufficiale e ovviamente ci auguriamo che siano soltanto fraintendimenti legati alla concitazione del momento, ma è inutile nascondere il timore di avere un bilancio pesantissimo da una situazione così grave. E’ l’ennesima tragedia provocata da fenomeni meteorologici violenti come mai accaduto prima nella storia.

martedì 21 ottobre 2014

New York Times, la Germania voleva far fallire Cipro, Spagna, Irlanda e Grecia

La Germania voleva far fallire mezza Europa. Secondo alcuni documenti segreti che avrebbero dovuto restare tali per circa 30 anni Berlino durante la crisi della banche tra il 2012 e il 2013 avrebbe fatto pressioni per far fallire alcuni Paesi come Cipro, Spagna, Irlanda e Grecia. A pubblicare le carte riservate, dopo una fuga di notizie è stato il New York Times. I documenti riguardano alcuni dei verbali delle riunioni del board della Bce.

I verbali segreti - Secondo il materiale pubblicato dal New York Times, nei consulti tra il 2012 e il 2013 è esploso uno scontro sul salvataggio di Cipro con Germania, Francia e Olanda contrarie all'ipotesi di soccorrere la Laika, la banca popolare dell'isola in crisi. Dopo la pubblicazione dei documenti la Bce ha provato a smentire il contenuto dei verbali. L'istituto ha precisato "in quel caso specifico ci fu pieno consenso in consilgio sulla necessità di chiedere alla Central Banck of Cyprus (CbC), assicurazioni che la banca era solvente, ciò che ci fu esplicitamente confermato dopo un intenso dialogo. La Bce non fu supervisore e si fidò del giudizio della Cbc; è dunque tendenzioso dedurre dalla vicenda conclusioni sulla futura supervisione bancaria da parte dellas Bce stessa". I retroscena su quei vertici infuocati però non finiscono qui.
Berlino contro mezza Europa - Nel materiale del Nyt emerge comunque uno scontro pesante tra il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, i suoi omologhi francesi e olandesi e gli altri componenti del board. A quanto pare la chiusura sugli aiuti da parte della Germania ai paesi in difficoltà non era rivolto solo a Cipro. Infatti, come si legge sul Nyt, "le minute vedono Weidmann opporsi duramente ai salvataggi della Bce della franco-belga Dexia e di banche irlandesi, greche e spagnole”. Un precedente allarmante che fa luce sulle manovre di Berlino alle spalle dei Paesi Europei. La Merkel è pronta a far fuori chiunque pur di mantenere il trono d'Europa.

sabato 18 ottobre 2014

Marco Travaglio risponde a Santoro: "Ti dico perché il fango sono io"


                                                                                                                                                               


La resa dei conti a Servizio Pubblico è solo cominciata. Dopo la rissa in diretta tv e l'ultimatum di Michele Santoro a Marco Travaglio ( "se non rispetti le regole puoi anche andartene", ha affermato il teletribuno) arriva puntuale sul Fatto Quotidiano la risposta di Marco "Manetta". A far scoppiare la lite durante l'ultima puntata di Servizio Pubblico è stato il confronto tra Travaglio e il governatore della Liguria Claudio Burlando. Di fatto Travaglio ha accusato il governatore di avere grandi responsabilità sull'alluvione.

Le finte scuse - Così sul Fatto Travaglio, in modo ironico, chiede scusa: "Mi scuso con il supremo governatore Burlando per aver preditoriamente insinuato che il politico più potente di Genova e della Liguria sia lui, mentre tutti sanno che sono io". E ancora: "Mi scuso per avergli attribuito ingiustamente la cementificazione della sua città e della sua regione, il piano casa tutto cemento, l'imboscamento di 8 su 10 milioni stanziati dallo Stato per l'alluvione del 2010, la piastra di cemento per parcheggi costruita a monte del torrente Fereggiano, il mega centro commerciale per 5mila persone in una zona definita dal suo stesso assessore "a rischio alluvione" dopo la tragedia del 2011, tutte quelle cose brutte le ho fatte tutte io".

"Il fango sono io" - A questo punto Travaglio parla di Servizio Pubblico e della lite con Santoro: "Mi scuso con tutti per aver abbandonato lo studio di Servizio Pubblico proprio quando stavano per convincermi. Ancora dieci secondi e avrei confessato che l'alluvione l'ho fatta io". Poi la chiosa: "Il fango c'est moi", "il fango sono io". Insomma a quanto pare Travaglio non ha nessuna intenzione di fare passi indietro rispetto alle sue posizioni mostrate giovedì sera. Santoro ora cosa farà?

Processo Ruby, i magistrati pronti al ricorso in Cassazione

Le toghe preparano la contromossa per il processo Ruby. Dopo l'assoluzione in appello di Silvio Berlusconi i magistrati sono pronti a dar battaglia in Cassazione. L'uomo che potrebbe preparare il ricorso è il procuratore generale Piero De Petris, impegnato nel processo Ruby-bis, ha 45 giorni per rivolgersi alla Cassazione e, per il suo modo di vedere, sono gli avvocati che annunciano i ricorsi.

La nuova battaglia - De Petris aveva chiesto la conferma della condanna di Berlusconi a sette anni (era l’11 luglio) e aveva spiegato perché i reati esistevano ed erano stati consumati. Secondo De Petris tutti gli indizi e la logica portavano alla colpevolezza di Berlusconi per entrambi i reati, per aver dato un ordine impossibile da rifiutare in questura e per aver frequentato e pagato Ruby, sapendo che era minorenne.
Anche nel processo contro Emilio Fede, Lele Mora (che ha patteggiato) e Nicole Minetti ha chiesto le condanne. Per De Petris l’impianto della procura era in linea di massima condivisibile e solido, corroborato da intercettazioni telefoniche di grande chiarezza, anche per quanto riguardava Ruby-Karima, che parlava della sua minore età e dei soldi per coprire lo scandalo.

Ricorso in Cassazione - Quindi, secondo quanto raccontano le indiscrezioni della procura, De Petris farà il ricorso in Cassazione. Bisogna capire su quali basi e, allo stato, non si può escludere né che la Cassazione confermi l’assoluzione, né che rimandi indietro tutti gli atti (a Milano è successo di recente per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco), facendo rifare un processo d’appello. Ed è su questo punto che De Petris gioca le sue carte. Capire cosa possa accadere in Cassazione non è facile. Ma una cosa è certa: il Cav rischiava grosso in Appello. Le accuse deboli dei pm hanno poi portato alla piena assoluzione. La Cassazione in teoria dovrebbe limitarsi a rivedere le carte del processo ed esprimere un suo parere procedurale e non nel merito della vicenda. Per definizione, i giudici di Cassazione non guardano ad altro che alle carte e, come si dice, "non conoscono nemmeno i nomi dei giudici". Insomma salvo sorprese l'incubo Ruby per il Cav potrebbe chiudersi in breve tempo.

Seppelliscono la nonna col cellulare, poi le inviano un sms e lei risponde

Era un gesto simbolico per continuare a comunicare con lei, ma non si sarebbero mai aspettati una replica: shock e mistero chiarito

Quando Lesley Emerson, 59 enne inglese, ha perso la sua battaglia contro il cancro, i familiari hanno deciso di seppellirla assieme al suo telefono cellulare. Un gesto simbolico per immaginare di poter continuare a dialogare con lei anche dopo la morte. Così la nipote le ha inviato un sms, senza naturalmente aspettarsi risposta, ma non avrebbe mai immaginato che invece sarebbe accaduto l'impossibile. Poco dopo sul suo smartphone è apparsa una risposta dal cellulare sepolto: "Vi proteggo, ce la farete a superare questo momento, andrà tutto bene".
Seppelliscono la nonna col cellulare, poi le inviano un sms e lei risponde
Mistero risolto - La nipote e tutta la famiglia erano sotto shock. "Come è possibile?" si ripetevano. Finché l'enigma non è stato risolto: il numero di Lesley Emerson era stato riassegnato dalla sua società di telefonia mobile a un'altra persona. Da una parte la notizia ha smentito l'ipotesi che qualcuno avesse violato la tomba e li ha rassicurati, ma dall'altra il fatto che il numero della 59 enne fosse stato subito riciclato li ha indignati. L'autore degli sms si è poi scusato, dicendo che aveva pensato che qualcuno gli avesse tirato uno scherzo.

venerdì 17 ottobre 2014

Bresso, costretti a vivere sulla panchina davanti al cimitero


Da un lato, quindi, Ettore e i compagni di sventura. Dall’altro l’amministrazione comunale soffocata da tagli ai finanziamenti e dal Patto di stabilità, obbligata a rispettare le normative in tema di assegnazione di alloggi popolari. «Sono arrivato al limite, sono pronto a legarmi a un lampione davanti al Comune in segno di protesta – racconta Ettore, 47 anni, ex autista di pullman - Chiedo solo una stanza e un bagno per riconquistare la mia dignità e avere l’opportunità di ricominciare a cercare un lavoro. Le istituzioni non ci stanno dando una mano. La gente ci guarda storto, ma noi ci siamo fatti lasciare una scopa per pulire l’area che utilizziamo. Riusciamo a recuperare qualche soldo per mangiare grazie alla bontà di alcune persone che, sapendo che non facciamo del male a nessuno, ci donano qualche spicciolo.
Il problema è che ora sta arrivando il freddo e la nostra apprensione cresce, come la preoccupazione per la nostra incolumità fisica: già in due occasioni ho rischiato di prendermi una coltellata». Oggi un incontro in municipio potrebbe risolvere la situazione di Ettore. Ma restano Rocco, privo di famiglia che possa portare aiuto, e Klai, ex lavoratore in un’impresa di pulizie senza un tetto a causa di problemi familiari e padre di un bimbo 8 anni.
«Ci stiamo muovendo per aiutare queste persone – spiega Patrizia Manni, assessore ai Servizi sociali -, ma bisogna sottolineare come si stia parlando di uomini adulti e abili al lavoro. Capisco ogni forma di disagio, innegabile per queste persone, ma esistono casi di famiglie in difficoltà e con minori che devono per legge essere prioritarie». «Lunedì abbiamo avuto un incontro con la Croce Rossa e un’associazione sul territorio in cui abbiamo parlato di questo caso – conclude l’assesore – e posso ritenermi fiduciosa. Ma non abbiamo la bacchetta magica e l’emergenza alloggi è forte anche a Bresso. Se non dovessimo trovare una soluzione abitativa immediata, spero che queste persone accettino provvisoriamente un dormitorio».

Ragazzo ucciso in Calabria, spunta lo 007 vaticano

Un sacerdote in contatto con il servizio segreto della Santa Sede interviene nell'inchiesta su un omicidio commesso in Calabria. Un mistero su cui proseguono le indagini

Il servizio segreto del Vaticano, “l'Entità” che da quattro secoli spia per conto della Santa Sede, è intervenuto nelle indagini su un delitto di ndrangheta in Calabria. Una vicenda dai risvolti ancora misteriosi che viene rivelata da Lirio Abbate sul numero de “l'Espresso” 

Una storia che comincia con l'omicidio di un diciottenne, assassinato nel dicembre 2009 a Taurianova, alle pendici dell'Aspromonte. Il ragazzo è stato ucciso da un killer solitario mentre festeggiava il compleanno di un'amica. La vittima, Francesco Inzitari, è il figlio di Pasquale, un politico e imprenditore di Rizziconi arrestato nel maggio del 2008 con l’accusa di essere colluso con i clan.

Di fronte all'omertà dei testimoni, vengono messi sotto controllo i telefoni. Cinque giorni dopo una delle testimoni riceve  un sms: «Ciao Angela, ti sei ripresa un po’? Se vuoi qualcosa non farti problemi a chiedermela. Non preoccuparti: sappiamo chi è stato. A presto». A scriverlo è un giovane prete, Giuseppe Francone, originario di Polistena, che all’epoca aveva 25 anni e affiancava il parroco di Rizziconi. Il padre della ragazza chiama il sacerdote per chiedere spiegazioni.

E Don Francone gli risponde di conoscere sia l'esecutore che i mandanti. Poi si mettono d’accordo: non bisogna dire nulla.

I magistrati della procura di Reggio Calabria che conducono l’inchiesta convocano il prete. Ma don Francone si giustifica e minimizza. Spiega solo di «aver sentito alcune voci in parrocchia sui possibili autori del delitto che sono vicini alla famiglia Crea» e di averne parlato in Curia.

Dopo la deposizione, grazie a una cimice nascosta sulla sua auto, i carabinieri registrano una sua telefonata. Il sacerdote chiama il Vaticano e chiede di parlare con la segreteria di Stato. Poi si fa passare un ufficio di copertura dei servizi segreti del Santo Padre e si presenta al suo interlocutore con un codice numerico di sei cifre. A quel punto domanda di «monsignore Lo Giudice», a cui fa rapporto. Accenna all’ipotesi che qualcuno, forse dell’intelligence vaticana, possa avere «interferito» con le indagini. Evoca verbali e archivi, custoditi in Calabria, farà un controllo per vedere cosa emerge su Crea e Inzitari. Infine dice: «L’unica cosa che mi hanno chiesto è che se acquisiamo informazioni di fargliele avere». Ma sottolinea che prima di passare le informazioni ai magistrati vuole trasmetterle in Vaticano, in modo tale che possano «lavorarle» a Roma.

L’unica foto disponibile di don Francone sulla sua pagina Twitter lo mostra mentre stringe la mano  a papa Francesco. Nel 2012 ha lasciato la Calabria e si è trasferito in una parrocchia del quartiere Prati, a pochi passi da San Pietro. L’ipotesi investigativa è che dietro l’uccisione del diciottenne ci sia una vendetta. Una punizione di sangue del clan Crea nei confronti del padre, Pasquale Inzitari, che assieme al cognato Nino Princi avrebbe fatto sapere alla polizia come catturare il padrino latitante Teodoro Crea. E la famiglia Crea dispone di relazioni romane molto forti, anche tra uomini dello Stato. Una vicenda su cui il gip ha ordinato di compiere nuove indagini.

 


La nota del Sismi: "Nel 1993 la mafia voleva uccidere Napolitano"

"Vogliono uccidere Giorgio Napolitano". Il 29 luglio 1993 il Sismi in una "nota interna" sosteneva che una fonte "ancora da verificare" aveva conoscenza e quindi riferito del rischio concreto di un attentato, da compiersi tra il 15 e il 20 agosto di quell'anno, nei confronti di soggetti politici di rilievo, "in particolare Giovanni Spadolini e Giorgio Napolitano". I contenuti della nota vennero poi ribaditi dal Sismi che, qualche giorno dopo, il 4 agosto '93, decide di "esternare" l'informazione che viene cosi' trasmessa ai gabinetti dei ministeri della Difesa, dell'Interno, al comando generale dei carabinieri e della Guardia di finanza, al Sisde, alla Dia. La nota del Sismi e' stata depositata oggi, dai pm della Procura di Palermo, al processo sulla trattativa Stato-mafia.
La nota del Cesis - La nota fa parte di un carteggio inviato nel 2002 dal Cesis (Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza) al pm fiorentino Gabriele Chelazzi che indagava sulle stragi del 1993 e morto a aprile dello stesso anno. Atti di un procedimento che, a Firenze, è stato archiviato, ma su cui i pm palermitano ritengono di dovere approfondire alcuni aspetti. Dagli atti depositati dal pm emerge che - in piena emergenza in seguito alle bombe che da maggio a fine luglio 1992 scoppiarono da Roma a Firenze a Milano - il 6 agosto 1993 al Cesis ci fu un vertice sull'argomento a cui parteciparono i massimi vertici dei servizi, delle forze dell'ordine e anche un rappresentante del Dap (il dipartimento per l'amministrazione penitenziaria). Una tesi, per certi versi fuorviante, tanto che il 10 agosto il capo della Dia Gianni De Gennaro scrive una informativa in cui, per la prima volta, viene descritto lo scenario sulle bombe del 1993, piazzate dalla mafia, sosteneva la Dia, che "voleva intavolare un tentativo di dialogo con lo Stato sul tema del 41 bis".

Travaglio litiga con Santoro e lascia in diretta lo studio di Servizio Pubblico

Travaglio non accetta le critiche di un "angelo del fango" e di Burlando. Santoro lo attacca: "Fin quando sarò vivo accetterò il libero dibattito. Anche che un angelo del fango possa rispondere a Marco Travaglio"

 Divorzio in diretta tv. La coppia più celebre della sinistra catodica italiana va in frantumi davanti alle telecamere. 

 È la fine di un'era. Era da un po' di tempo che tra Marco Travaglio e Michele Santoro le cose non andavano paticolarmente bene. Metti il calo sistematico degli spettatori con il conseguente nervosismo del conduttore, aggiungi le ambizioni da prima donna del condirettore del Fatto Quotidiano e il risultato è esplosivo. Infatti, giovedì sera, le tensioni sono fatalmente deflagrate con un boato la cui eco durerà a lungo. Travaglio incrocia la spada con il presidente della Regione Liguria e con un anonimo angelo del fango che "osa" essere in disaccordo con lui. Lesa maestà. La spocchia del giornalista più antiberlusconiano del Paese ha il sopravvento, solo lui può parlare. Santoro s'imbizzarrisce e lo invita a confrontarsi con tutti. E' solo l'inizio. Poi le polveri si infiammano. Il giornalista del Fatto attacca il governatore: "Risponda lei alle porcate che ha fatto in 30 anni". Il conduttore di Servizio Pubblico non ci sta e sbotta: "Non si insultano le persone, basta". Travaglio si alza e lascia lo studio... Ma non è finita, il giornalista salernitano posa la pietra tombale: "Fin quando sarò vivo accetterò il libero

 

giovedì 16 ottobre 2014

Imposte guardianie a terreni,tre arresti Indagine Squadra mobile Reggio,agricoltori vessati in tutti modi


La Squadra mobile di Reggio Calabria ha arrestato tre persone accusate di estorsione aggravata ai danni di alcuni proprietari terreni della Piana di Gioia Tauro imponendo loro guardianie abusive a terreni. Il provvedimento è stato notificato in carcere a Domenico Cianci, 67 anni; Rocco Pesce (45) è stato arrestato e Luigi Cutrì (70) è stato posto ai domiciliari. I proprietari terrieri erano costretti a subire ogni tipo di vessazione. Le vittime hanno collaborato.

Beppe Grillo, il guardaspalle è uno spacciatore


Odia i pregiudicati, ma si fa scortare da uno di loro. Predica la legalità, poi però sfila accanto a personcine ben note alle forze dell’ordine. Stupefacente Beppe Grillo: fischiato nella sua Genova e smentito dalla Rete. Le immagini parlano da sole. Dicono che ciò che ha scritto Ilario Lombardo sul Secolo XIX di ieri risponde a verità. Inutile che il Movimento Cinquestelle provi a negare e prenda le distanze dai suoi attivisti. Assicuri che è tutto in regola e che gli amici di Beppe sono «persone pulite». La passerella genovese del comico nei luoghi dell’alluvione si è rivelata, in realtà, un boomerang, la gag peggiore, una battuta che fa piangere. Oltre alle contestazioni, è venuto fuori pure che gli energumeni di cui Grillo si era circondato (forse per paura di prendersele dai suoi concittadini), non sono certo così «gandhiani come i grillini vogliono fare credere. Uno, in particolare, Daniele Tizzanini, è un ultrà del Genoa con alle spalle una condanna per un’aggressione compiuta con altri tifosi a un pullman di sostenitori del Verona. Ma soprattutto è un pregiudicato (parola tanta cara al Movimento quando si tratta di Berlusconi), visto che nel 2002 è stato arrestato con altre due persone per spaccio di droga.

Precari protestano a Villa San Giovanni, bloccati traghetti verso Sicilia Iniziativa nell'ambito di una manifestazione promossa da Cisl e Uil

mercoledì 15 ottobre 2014

Nella passerella di Genova Grillo scortato da pregiudicato Daniele Tizzanini, disoccupato, ultras condannato per reati da stadio e spaccio

Oltre a beccarsi le contestazioni da parte degli "angeli del fango", Beppe Grillo fa parlare di sé per un'altra questione: quella delle guardie del corpo. 



Infatti, nella sua passerella a Genova, il leader del Movimento 5 Stelle era accompagnato da quattro bodyguard a cui ha dato istruzione su come comportarsi con i giornalisti. Uno di queste guardie del corpo è Daniele Tizzanini, disoccupato, 43 anni, ultras condannato per reati da stadio e spaccio. Da quanto riporta il SecoloXIX, gli accompagnatori di Grillo avrebbero aggredito giornalisti e fotografi durante la visita nel capoluogo ligure di giovedì mattina. Sul suo blog, Grillo ha provveduto a dissociarsi: "Movimento 5 Stelle si dissocia dai comportamenti violenti e Beppe Grillo non era accompagnato da nessuna guardia del corpo".

Immigrati, la Merkel se ne frega: non invia mezzi nel Mediterraneo


Nonostante le promesse del ministro dell'Interno Angelino Alfano, sono pochissimi i Paesi dell'Eurozona a contribuire alla missione Frontex. Un manipolo di appena otto Stati ha, infatti, messo a disposizione i mezzi necessari a bloccare l'ondata di clandestini che dal Nord Africa punta verso le coste italiane. E tra questi non c'è la Germania.
A sentir parlare Alfano Bruxelles ha "rafforzato le capacità operative di Frontex". Solo sulla carta, però. Perché solo otto Stati membri hanno messo a disposizione mezzi tecnici per l'operazione Triton. Così, il materiale non basta. Tanto che, nelle ultime ore, il direttore esecutivo dell'agenzia Gil Arias si è visto costretto a lanciare una nuova richiesta sperando in "una maggiore partecipazione". La disponibilità è arrivata da Finlandia, Spagna, Portogallo, Islanda, Olanda, Lettonia, Malta e Francia. Tra questi balza subito all'occhio l'assordante assenza della Germania. Da mesi la cancelliera Angela Merkel accusa Roma di non fare abbastanza per contrastare gli sbarchi degli immigrati. Eppure, quando si è trattato di fare la propria parte, si è subito tirata indietro. La Germania si è, infatti, limitata a mettere a disposizione di Frontex il personale specializzato. Non è certo abbastanza per una emergenza epocale che, dall'inizio dell'anno, conta oltre i 120mila arrivi.
"Dai primi di novembre partirà l’operazione congiunta Triton al cui avvio corrisponderà la fine progressiva di Mare Nostrum - ha ricordato Alfano - il rafforzamento di Frontex oggi sembra legato all’intervento nel Mediterraneo, ma in realtà si tratta di un precedente virtuoso per un eventuale intervento più forte, speriamo non necessario, su tutte le altre frontiere europee, a partire da quella dell’Est". Sul fronte del Mediterraneo, però, l'agenzia non ha mezzi a sufficienza per garantire un regolare pattugliamento sull'intero fronte. L’agenzia prevede, infatti, un impiego mensile di due navi d’altura, due imbarcazioni, quattro motovedette, due aerei e un elicottero. "Considerando la vasta area operativa - spiega il direttore esecutivo Arias - la sorveglianza aerea avrà un ruolo chiave che permetterà individuazioni immediate". Per l’operazione Triton, che ha un budget di 2,9 milioni di euro, Frontex opererà sotto il comando ed il controllo delle autorità italiane e lavorerà in stretto coordinamento con la Guardia di Finanza, la Guardia costiera e la Marina. Ma, se questo è il contributo dell'Unione europea, non promette niente di buono.

Calciatore condannato per rapina,arresto



Un calciatore della squadra della Serrese, che milita nel campionato di Promozione, è stato arrestato dalla squadra mobile di Vibo Valentia perché deve scontare una condanna a tre anni e cinque mesi di reclusione per rapina e lesioni aggravate. Mariano Giuggioloni, di 25 anni, di Vibo, è stato ritenuto responsabile di una rapina compiuta nel 2009 a Genova. E' stato rintracciato dalla polizia in una abitazione di Serra San Bruno.

Si dimettono in 7: Soverato verso il commissariamento Sfiduciato il sindaco Alecci: passo indietro di 4 esponenti della minoranza e di tre dissidenti della maggioranza

Si dimettono in 7: Soverato verso il commissariamento SOVERATO Le dimissioni contestuali di quattro consiglieri di minoranza e di tre dissidenti della maggioranza provocano la "caduta" dell'amministrazione comunale di Soverato e il conseguente commissariamento dell'ente. A rassegnare le dimissioni dal civico consesso sono stati gli sponenti dell'opposizione Francesco Manti, Katia Urzino, Pietro Curatola, Antonello Gagliardi, a cui si sono aggiunti i dissidenti Emanuele Salatino (presidente del consiglio comunale), Gabriele Francavilla e Vittoria Ciaccio. Il Comune di Soverato era guidato dal maggio scorso dal 37enne Ernesto Alecci, che aveva vinto le elezioni, a capo della lista "Verso il futuro", con il 35,5% dei consensi.